GIAM

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G.I.A.M. sas

  • Via Colombo ( Calata Porto)
  • 16035 Rapallo
  • Italia
  • Non più attivo (fallito nel 1975)

Nel 1969 fu fondato a Rapallo il cantiere GIAM, acronimo dei nomi dei due titolari Girolamo Gallino (o meglio Giam Gallino come soprannome) e Ugo Maretti, Cantiere specializzato nella costruzione di pilotine classiche in fasciame denominate PORTOFINO PILOT, nel pieno rispetto della classicità, da 8 a 18 metri. Con la costruzione dell'ammiraglia, nel 1975, il cantiere fallì e, ripresa la costruzione sotto il nome di GOLFO MARCONI, rifallì dopo la consegna.

PORTOFINO PILOT DEPLIANT ORIGINALE


MODELLI



PRESS


Da il forum http://www.nautica.it/forum/giam-portofino

Caro Franco, questa tua domanda mi dà l'occasione di tornare col pensiero ad una barca che mi accompagnò per anni in un lontano passato, e della quale ancora oggi ho molta nostalgia. Ho già avuto recentemente occasione di parlarne su questo Forum: per la precisione il 3 febbraio (puoi ricercare il tutto negli archivi di questo Forum) in risposta ad un amico che cercava notizie sulle pilotine Motomar.

Innanzittutto ho conosciuto molto bene il cantiere, i suoi proprietari ed alcune delle maestranze che vi hanno lavorato perchè a quei tempi vivevo a Rapallo, ed oggi vivo a Zoagli.

Ho posseduto una Portofino da m. 9,60 del 1973 che ho comprato usata nel 1976, e che ho tenuto come un gioiello fino al 1985. Poi mi sono lasciato sedurre dai motoscafi più veloci e, con grande rammarico, la ho venduta. La mia ex barca vive tutt'ora, si chiama "MIG MC" e, dopo un periodo passato prima sul Magra e poi in Sicilia, ora è tornata in Liguria nel porto di Lavagna.

Il cantiere GIAM è nato a Rapallo negli anni 60 per opera di un portofinese di nome Gerolamo Gallino (detto GIAM) e di un rapallino di nome Ugo Maretti. Entrambi ora sono deceduti, ma a Rapallo opera tutt'ora il figlio di Maretti, di nome Stefano. Il cantiere era una s.a.s., ed il socio di maggioranza era Gallino. Le prime barche furono costruite in un piccolo capannone sito a Rapallo in via Bosena, nei pressi del casello autostradale. Poi il lavoro aumentò, ed il cantiere venne trasferito a Lavagna. Poi aumentò ancora, e fu costruito un grande stabilimento a Carasco, nell'immediato entroterra di Chiavari.

Erano tempi in cui la richiesta di queste barche era fortissima, ed il principale problema del cantiere era produrle, non venderle. Proprio per questo motivo si giunse ad un punto al di là del quale il cantiere non riuscì ad andare. Alcune barche vennero fatte costruire da terzisti locali (Canale di Lavagna; Maccianti e Della Pietà di Chiavari), ma ben presto il cantiere non fu più in grado di tener testa alla produzione, e, nel 1975, esplose facendo tanto, tanto rumore. Voci di banchina parlavano di gestione allegra, di oscuri personaggi comparsi dal nulla per apportare capitali freschi (probabilmente si inserì anche qualche usuraio), di barche vendute contemporaneamente a più di una persona. Quello che è certo è che a pagare il prezzo più alto fu, come spesso accade, la persona più onesta, cioè il Maretti.

Ma l'instancabile "Giam" non si diede per vinto: nel 1976 rimise in piedi il cantiere (a nome di persone terze, non compromesse nel precedente fallimento) con un nome nuovo: "Cantiere Golfo Marconi". Con una mossa acrobatica riuscì a riscattare uno degli scafi sequestrati in occasione del precedente fallimento (Era la pilotina più grossa mai costruita dal cantiere: un 18 metri), a terminarne la costruzione ed a venderlo. Fu, però, il canto del cigno: dal nuovo cantiere uscì una barca sola, poi accadde la definitiva esplosione ed il secondo fallimento.

Se la gestione del cantiere fu discutibile, non altrettanto si può dire della qualità del prodotto: erano barche eccezionali, che tenevano il mare meravigliosamente e che hanno mostrato una longevità degna della migliore tradizione dei vecchi maestri d'ascia della Liguria. L'unico difetto che hanno evidenziato era il riquadro del pozzetto, che in molti casi ha dato problemi di marciume (anche nella mia, ma non è stato un problema sostituirlo) e due tavole simmetriche, quasi sempre a livello della linea di galleggiamento, che, essendo tagliate dalla porzione del tronco che sta immediatamente sotto alla corteccia (credo che si chiami alburno), spesso hanno dovuto essere sostituite. (Sulla mia non è successo).

Per il resto tutto bene. Le pilotine piccole montavano quasi sempre motori DAF; le più grosse quasi sempre G.M. I DAF hanno dato qualche problema di potenza, anche perchè all'epoca venivano importati da un disinvolto signore che dichiarava la potenza calcolata col sistema SAE, mentre le eliche venivano calcolate col sistema DIN. Ad esempio, i miei motori erogavano 138 HP SAE, e soli 118 DIN.

2006/04/18 09:49 -- Gianlorenzo Cabrini


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