Articolo: BSK BENETTI DELFINO

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Testo:

Il Delfino di Benetti rinasce con Bönan

“SUL DELFINO... come nella vostra villa!”, così recitava lo slogan pubblicitario riportato nel 1962 sulle riviste specializzate di nautica per presentare la neonata serie di motopanfili appena lanciata dal cantiere navale F.lli Benetti di Viareggio. Siamo all’inizio dei favolosi Anni 60: i russi con Yuri Gagarin hanno lanciato il primo uomo nello spazio bruciando sul tempo gli americani, i Beatles e Bob Dylan stanno avviando la loro strepitosa carriera musicale e John Kennedy si è appena insediato alla Casa Bianca.

Intanto, fra La dolce vita di Fellini e Le mille bolle blu di Mina, prosegue il boom economico italiano con una prodigiosa impennata nella richiesta di beni di consumo. Anche il mondo della nautica da diporto respira quella ventata di ottimismo e viaggia a tutta forza: i saloni internazionali di Milano e di Genova sono presi d’assalto e offrono al pubblico una vastissima gamma di articoli, dai canotti in plastica ai grandi cabinati la cui configurazione si è rapidamente aggiornata: oltre a migliorarne le qualità nautiche, si cerca, in particolare, di privilegiarne l’abitabilità sviluppando ambienti ampi, luminosi e arredati con ricercatezza, unitamente alla creazione di spazi esterni sempre più a contatto col mare. Un’evoluzione delle forme e degli ambienti in cui giocano un ruolo fondamentale i maggiori cantieri nautici italiani dando vita a imbarcazioni di pregio indiscusso che ormai sfiorano e talora superano ampiamente i venti metri di lunghezza. Mentre gli altri marchi nazionali mantengono però la consueta costruzione in legno e compensato, il cantiere Benetti si distingue invece, a quel tempo unico in Italia, per le sue grandi unità da diporto in acciaio e lega leggera d’alluminio al pari dei più importanti cantieri nordeuropei.

Sviluppando il tema del LALIN V , un motoryacht di 18,50 metri varato nel 1959, Lorenzo Benetti e l’architetto Eugenio Manfredi tracciano nei mesi seguenti le linee di una nuova imbarcazione che, sebbene sempre allestita secondo le preferenze del cliente, sarà questa volta prodotta in serie: nasce il modello DELFINO , un motopanfilo (così si chiamava all’epoca quel tipo di scafi) di 18,60 metri che, insieme al suo fratello maggiore, il modello SUPER DELFINO , sarà costruito in ventitré esemplari, fra il 1962 e il 1969, riscuotendo un vasto apprezzamento a livello internazionale. La nuova serie riesce infatti a proiettare anche al di là dell’oceano lo storico cantiere viareggino che nel giro di pochi anni destina al mercato estero la quasi totalità della sua produzione (il 95 per cento nel 1966) riuscendo così a superare la grave crisi che colpisce la nautica italiana attorno al 1965 dopo il periodo euforico avviatosi nella seconda metà degli Anni 50. Per il cantiere Benetti è insomma la nuova serie, con un’apposita versione (la cosiddetta Delfino-America) studiata per la clientela di oltreoceano, a fungere da apripista nei mercati esteri per i successivi modelli più grandi come il TIRRENO e il MEDITERRANEO 33. Tra gli estimatori del nuovo motopanfilo made in Italy troviamo personaggi famosi dello spettacolo come i Beatles e l’attore inglese Rex Harrison, ma pure i principi Ranieri e Grace di Monaco, oltre a diversi industriali europei.

Nel gennaio del 1962, quando viene ufficialmente lanciato il modello Delfino, il cantiere Benetti ne ha già in costruzione ben otto esemplari: uno di essi, sceso in mare nel 1963 col numero di serie FB-36, si chiamava MAXIMA PARRANDA . Dopo più di quarant’anni quel motopanfilo, che nel frattempo, come spesso capita, ha cambiato varie volte nome e proprietario, viene scorto a Capri dall’architetto fiorentino Michele Bönan ed è amore a prima vista. Affidata al cantiere Esaom di Portoferraio, all’isola d’Elba, l’imbarcazione viene riportata allo splendore originario curando ogni minimo dettaglio comprese le cornici cromate degli strumenti, le targhette metalliche della timoneria e le classiche bandierine del logo F.lli Benetti sui lati della sovrastruttura, senza trascurare nemmeno le chiavi di armadi e stipetti ritenute troppo ridondanti e sostituite con altre più essenziali appositamente disegnate. Sono state inoltre riportate a nuovo tutte le parti in legno, dalla pontatura in teak del Siam al rivestimento in mogano del salone e delle camere.

Nel contempo il motopanfilo, che è stato ribattezzato da Michele Bönan B.S.K. (dalle iniziali dei suoi tre figli, Blu, Sky e Kim), ha acquisito un’impronta stilistica personale sia nell’aspetto esteriore sia negli interni. Un’impronta che costituisce un esplicito richiamo agli Anni 50-60, il periodo preferito da Michele Bönan, evocando le atmosfere kennediane di località nordatlantiche come Hyannis Port oppure Martha’s Vineyard e quelle tipicamente mediterranee dell’isola di Capri, pervasa di sofisticata eleganza e frequentata all’epoca da celebri personalità come Soraya, Maria Callas, Humphrey Bogart, Ingrid Bergman e Jackie Onassis.

Sul B.S.K. il motivo conduttore è ora rappresentato dall’accostamento fra il bianco e il blu. Un connubio cromatico rinvenibile nella livrea esterna (con lo scafo blu e la sovrastruttura bianca), ma che troviamo pure nel tendalino e in vari complementi d’arredo (tappeti, cuscini, tende ecc.). A bordo spiccano inoltre alcune famose creazioni d’autore come la poltrona Swan di Eero Saarinen oppure il pouf Barcelona di Ludwig Mies van der Rohe. Diversi elementi presenti sul motopanfilo sono poi usciti direttamente dalla matita di Bönan che è autore di linee d’arredo e di notevoli progetti di riqualificazione di edifici storici in tutto il mondo (Firenze, Roma, New York, Miami, Londra, Parigi, Heidelberg, Capri ecc.). Un paio d’anni fa ha inoltre partecipato al ripristino degli interni durante il restauro dello SHYRAGA , un motoryacht d’epoca di 29 metri varato nel 1954 da Abeking & Rasmussen su progetto di Jack Laurent Giles. Per il suo B.S.K. Michele Bönan ha disegnato, fra l’altro, uno specchio a oblò, un tavolino ad altezza variabile, le lampade e una sedia per la camera degli ospiti, oltre al motivo ornamentale delle moquettes.

L’intervento complessivo eseguito sull’imbarcazione ha comportato l’aggiornamento dei vari accessori e impianti di bordo introducendo nel contempo migliorie come il pilota automatico, il dissalatore e la passerella idraulica a poppa.«Le attenzioni sinora profuse», spiega Michele Bönan, «rendono difficile separarmi dal B.S.K. Ma sarei disposto a cederlo soltanto a un nuovo armatore che mostrasse un pari entusiasmo e trasporto per questo motopanfilo simbolo di un’epoca».

Roberto Riu