2015 08 Articolo: Azimut-Benetti imbarca Tamburi. “La crisi della nautica è finita”

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Azimut-Benetti imbarca Tamburi. “La crisi della nautica è finita”

Il presidente Paolo Vitelli e il nuovo socio (12%) Giovanni Tamburi spiegano l’operazione. Segnali di ripresa del mercato, anche dall’Italia. Il gruppo chiude l’esercizio con il valore di produzione a +10%. “Siamo italiani, vogliamo continuare a produrre in Italia. Ma è una battaglia”

Pubblicato il 29/08/2015

Ultima modifica il 29/08/2015 alle ore 20:41

FABIO POZZO

«Una famiglia non può restare sola». Così Paolo Vitelli, il presidente di Azimut-Benetti, annuncia i nuovi assetti del suo gruppo, tra i primi della nautica globale, leader nei superyacht. Ha fatto ingresso nel cda Giovanni Tamburi, che entra in Azimut-Benetti con Tamburi Investment Partners, merchant bank quotata (Star) e con partecipazioni in diverse realtà del made in Italy, da Moncler a Eataly.


Paolo Vitelli

Il nuovo socio

Una sorpresa, stante le voci dei giorni scorsi su un possibile socio straniero. «Non era e non è nelle nostre intenzioni. Non si trattava di trovare chi offrisse di più. Abbiamo ampie risorse, l’indebitamento è a zero e possiamo contare su più linee di credito» ribatte Vitelli, che insiste sull’identità tricolore. «La Ferrari può essere solo italiana». In linea Giovanni Tamburi: «Siamo accompagnatori di lungo termine di cento importanti famiglie italiane, forti, non da pagine patinate, con le quali valorizziamo eccellenze del made in Italy o investiamo in marchi interessanti anche non italiani, come Hugo Boss con i Marzotto. Non siamo un fondo, ma investitori permanenti» spiega Tamburi.

Quanto al timing dell’ingresso della nautica, settore messo in ginocchio dalla crisi, Tamburi ha una sua teoria. «Premesso che con Vitelli ci conosciamo da anni e che l’ipotesi di un nostro ingresso non è improvvisa, noi non ci preoccupiamo molto del momento storico, quanto della visione al futuro. Delle premesse per crescere».


Giovanni Tamburi

L’operazione

La TIP rileva il 6,2% di Azimut-Benetti che era di Mittel, in uscita, e sottoscrive un aumento di capitale di 30 milioni così da salire a circa il 12% delle azioni. «Si chiude tutto entro il 30 settembre» precisa Vitelli, il quale, oltre a sottolineare i 15 anni di amicizia con Tamburi, e l’apprezzamento per il lavoro da lui svolto in questi anni, spiega la necessità di avere un socio attivo (e non dormiente) e con le caratteristiche di TIP per navigare nei mari futuri del mercato. «Perchè abbiamo la sensazione che gli otto anni di crisi si siano chiusi e che le aziende che sono riuscite a superarli possano ora puntare a crescere».

Il mercato Di orizzonti più sereni parla anche Giovanna Vitelli. «Chiuderemo l’esercizio con un valore di produzione a +10% rispetto a un mercato che segna +5%, dove rispetto al 2008 abbiamo aumentato la nostra quota globale dall’8 al 10%. Avvertiamo segnali di crescita anche dai mercati maturi, come l’Europa. Crescono gli Usa e il Medio Oriente, mentre l’area Asia-Pacifico risente della crisi cinese». L’Italia? «Si avvertono segnali di risveglio».


Il rendering dell’Azimut 72 Fly

I Saloni

Azimut-Benetti sarà presente con una «rappresentanza proporzionata, soprattutto e attraverso i dealer» al Nautico di Genova. La stagione dei Saloni vedrà il debutto degli Azimut Magellano 66 e 72 Fly, oltre al Benetti 125 . Il gruppo di Avigliana annuncia anche un raddoppio di spazi coperti nel cantiere di Livorno, per far fronte ai nuovi ordini (un 90 metri e tre over 100 metri) e l’acquisto di un porticciolo a Malta, insieme con un suo concessionario. «Riteniamo Malta strategica, per la sua normativa a favore della nautica e per attirare capitali esteri».

Il clima in Italia

«Noi stiamo combattendo per restare a produrre in Italia. Siamo italiani e i nostri clienti cinesi, americani, russi vogliono barche prodotte in Italia. Ricordo che abbiamo chiuso un cantiere in Turchia... Terremo questa rotta finché ci sarà possibile. Diversamente, andremo a produrre all’estero» dice Paolo Vitelli. Che rircorda: «Certo, è una battaglia. Abbiamo impiegato due anni di iter per l’acquisizione del porto a Malta, sono dodici anni che a causa della burocrazia siamo in ballo con Livorno».

Il clima italiano, però riconosce l’imprenditore-senatore, è lievemente cambiato in meglio. «La normativa ha fatto grandi passi avanti. Resta una percezione sbagliata della nautica, che fa sì che la Finanza controlli e consideri i diportisti come evasori per default. Questa percezione va cambiata. Così' come, sotto profili più tecnici, andrebbe facilitato l’uso della nostra bandiera, che paga rispetto ad altre balzelli e costi per l’ equipaggio pesanti».