2014 03 Articolo: PRIVILEGE YARD NAUFRAGIO IN TERRA FERMA

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Riportiamo l'articolo di Fulvio Floccari apparso su terzastrada.it venerdì 20 marzo 2014- Il link http://www.terzastrada.it/attualita/naufragio-in-terra-ferma.html è attivo per visionare l'articolo completo.

TESTO:

NAUFRAGIO IN TERRA FERMA

Scritto da Fulvio Floccari marzo 20, 2014

Qualche decina di operai, asserragliati sul cadavere d’acciaio che langue da oltre sette anni nel piazzale della Privilege Yard. Due vetture della Polizia di Stato tengono d’occhio il cancello di ingresso, ma non c’è tensione. Gli agenti conversano con gli operai, col tono amichevole di concittadini che si conoscono da anni. Sulla porta di ingresso agli uffici di Privilege Yard alcuni alti funzionari del cantiere, dai modi decisamente scocciati, non porgono neanche la mano ed a denti stretti ci avvisano che non possiamo salire sui ponteggi.

Raggiungiamo in delegazione gli operai, chiedendo loro di venir giù a scambiare poche parole. Con noi la responsabile locale di FIOM, Elsa Bertero, ed il Consigliere Regionale Gino De Paolis.

Resto in ascolto.

Il progetto langue ad uno stadio di lavorazione indefinibile. Non c’è un acquirente e gli operai vantano un arretrato di mesi e mesi sulle retribuzioni. Ma oltre ai salari, gli operai aspettano risposte. La delegata sindacale mette a disposizione un pullman per portare gli operai sotto il Ministero delle Attività Produttive, a dare visibilità al cantiere ed al suo dramma. Gino De Paolis promette una interrogazione consiliare in Regione. Gli operai chiedono di essere assunti altrove.

Il destino del cantiere è quindi già una certezza.

Intorno a noi il deserto. Lo scafo della nave è un relitto, attorno al quale non c’è alcun segnale di vita. Solo una impalcatura, con i teli parzialmente stracciati dal vento, nasconde quel che resta del sogno della “Maranello del mare”.

Chiedo se lo yacht vedrà mai il mare.

Quegli uomini che hanno creato il colosso dal nulla, con quelle mani rotte dalla fatica ed i volti cotti dal sole, con rabbia, mi descrivono il risultato di oltre sette anni di continue modifiche al progetto, di maestranze che ciclicamente arrivano e lasciano il cantiere, ad ogni nuova erogazione di denaro. Mi raccontano dei motori mai installati, di uno scafo che si deforma per gli anni passati nel piazzale, di ponti interi ancora da allestire. C’è delusione nelle loro voci. Molti sono professionisti con esperienza di decenni nel settore e per loro il fallimento è uno spettro orribile anche solo da immaginare.

Mi fanno leggere un sms, col quale il solito politico locale fa circolare la notizia che a salvare il cantiere sarà ancora una volta ENEL, con una nuova pioggia di denaro e senza alcun progetto industriale che faccia camminare l’azienda con i suoi piedi. Resto sconsolato dallo spettacolo indecoroso dei commensali che si alzano da tavola dopo aver divorato ogni pietanza, lasciando solo disordine e pochi scarti di cibo sulla tavola. Ai confini della campagna elettorale, come naufraghi in alto mare, la gente di Privilege spera in una scialuppa che la strappi ai flutti e la riporti sulla terraferma. Tra tanti canti di sirene, gli scafisti della malapolitica contrattano invece il prezzo della salvezza. Un prezzo fatto di voti alle prossime elezioni.

Quei voti che hanno generato il dramma Privilege, in un vortice di milioni di euro senza alcun compratore e che ora minaccia di abbattersi come un ciclone sulle piccole e medie imprese coinvolte nel progetto. Venite gente: il rabdomante di turno troverà presto una nuova sorgente di denaro. Poco importa che lo yacht non veda mai il mare né un compratore che lo strappi alla demolizione. Con qualche spicciolo si potrebbe apparecchiare poi una bella tavolata, a cui invitare tutta la crema della città e della Regione, come quando si trattava di inaugurare il fallimento annunciato. Gli operai li aspettano: per un brindisi ed il conto da pagare.

Autore: Fulvio Floccari

Foto di Enrico Paravani©