2012 11 Articolo: Azimut-Benetti: “Usa, Bric ed emiri i superyacht vedono la fine della crisi”

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Azimut-Benetti: “Usa, Bric ed emiri i superyacht vedono la fine della crisi”

“DA QUATTRO ANNI NON GUADAGNIAMO MA DA QUEST’ANNO LE COSE POSSONO CAMBIARE”, SPIEGA IL NUMERO UNO PAOLO VITELLI. LA SCELTA DI CHIUDERE IN TURCHIA E SACRIFICARE PIACENZA PER CONCENTRARSI SU AVIGLIANA E VIAREGGIO. IL TAVOLO CON I SINDACATI PER I CONTRATTI

Salvatore Tropea

Avigliana «I l cliente più capriccioso? Per uno che costruisce barche di lusso ce ne sono tanti», sorride con l’aria di chi si è sentito rivolgere chissà quante volte questa domanda. E subito ripesca nella memoria una storia di ventisette anni fa. «Era il 1985. Christina Onassis ci ordinò uno yacht, naturalmente non una barca qualsiasi e ci diede appena tre mesi di tempo per costruirlo. Doveva essere pronto per la nascita della figlia Athina. Per completarlo lavorammo ininterrottamente alle finiture anche per tutta la navigazione, da Viareggio a Skorpios». Dalle finestre del suo ufficio, che somiglia al salone di uno yacht club, Paolo Vitelli può guardare le montagne della Val di Susa. Perché è vero che lui e il presidente-fondatore di Azimut-Benetti Group, «il più grande produttore di imbarcazioni a motore di lusso al mondo», come si legge nel profilo della società, ma gli piace anche andare in montagna. E le montagne sono lì davanti in questa periferia di Avigliana, venticinque chilometri da Torino. Paolo Vitelli è appena tornato dal salone nautico di Annapolis, negli Usa, dove le cose vanno decisamente meglio che in Europa e dove ha potuto dimenticare le miserie della rassegna genovese: «Genova? Un salone triste, visitatori tristi, industria squallida - commenta - Il mercato interno è quasi sparito. Il valore della nostra produzione da 900 è sceso a 600 milioni e la quota italiana che era del 20% è crollata da 150 a 12 milioni di euro». Le cause? «Per un terzo sono imputabili alla crisi e per gli altri due terzi al fatto che chi possiede una barca è tendenzialmente visto come un evasore. E questo perché non abbiamo un registro informatizzato delle barche. La Guardia di finanza è ancora ferma ai controlli fatti con visite a bordo. E invece basterebbe disporre di un registro delle barche e incrociare il dato con il reddito dell’interessato mediante un sistema informatico. Per questo ho proposto di regalarne uno all’Ufficio delle Entrate». Intanto deve fare i conti con la crisi, ma lui sembra averci pensato. Come? Il metodo ricorda la «cura Marchionne»: chiusura dello stabilimento turco e trasferimento della produzione ad Avigliana. A quali condizioni? Riduzione del costo del lavoro per i 1100 di Avigliana, chiusura della fabbrica di Piacenza (180 dipendenti) e licenziamenti che, Vitelli assicura, non riguarderanno gli operai. Una virata non facile, ma lui confida sulla storia che ha alle spalle. Una storia cominciata nel 1974 quando l’ex studente di economia si mise in testa di costruire barche. «Iniziai con 500 milioni di lire - racconta - E di chiedere aiuto alle banche non se ne parlava proprio». Ma quel progetto occupava i suoi pensieri. già quando aveva 21 anni aveva creato la Azimut per commerciare barche. Nel 74 cominciò poi a costruirle e ci prese gusto. Tant’è che nel 1985 comprò la Benetti di Viareggio che era fallita mentre stava costruendo il famoso Nabila per l’uomo d’affari saudita, Adnan Khashoggi, quello del caso Iran-Contra e dello scandalo Lockheed. Nell’elegante depliant di Azimut-Benetti c’è una pagina che fotografa il Gruppo con cinque numeri stampati a carattere da cassetta: 0 debiti, 1 azionista di controllo, 300 milioni di euro di patrimonio netto, 500 milioni di investimenti negli ultimi 10 anni, 600 milioni di valore della produzione. Naturalmente l’azionista di controllo è lui che, inserendo nella società la figlia Giovanna, si è assicurato la continuità. I dipendenti diretti sono 2.400 ma con gli indiretti si raddoppia. Cassa integrazione? «Un 15% qui ad Avigliana, ma a Viareggio si lavora a pieno ritmo». Da questo “ponte di comando”, ad Avigliana, il Nord Ovest appare ancora solido, crisi permettendo. Il presidente alla finestra indica i grandi piazzali-darsena dove sono in lavorazione barche di varie dimensioni. Le fotografie che affollano le pareti del suo studio descrivono un percorso cominciato con l’Azimut Bali, prima barca prodotta 43 anni fa e proseguito poi in un crescendo di tecnologia, fantasia, lusso, passando per le acquisizioni che hanno posizionato il gruppo al top delle maxi-barche: dopo Benetti i cantieri Gobbi di Piacenza, i cantieri Moschino di Fano, fino allo sbarco in Brasile. I clienti migliori? Vitelli non ha dubbi. «Sono nell’area compresa tra Usa e Brasile che rappresenta il 50% della attività, l’altro 50% è distribuito tra Estremo e Medio Oriente ed Europa dove crescono i russi». E la crisi? «La crisi c’è, eccome se c’è. Da quattro anni non guadagniamo, ma da quest’anno …». Intanto da domani deve trattare con i sindacati. I cantieri di Azimut Benetti sono ad Avigliana, Savona, Viareggio, Livorno, Fano, Sariano (Pc), e due in Turchia in Brasile Qui sopra, Paolo Vitelli, presidente di Azimut Benetti (05 novembre 2012)