2010-08 Intervista: Paolo Vitelli: dalla crisi si esce osando

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People | Azimut-Benetti

Paolo Vitelli: dalla crisi si esce osando

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Venticinque barche a Cannes Port Canto, per la quarta edizione dello Yachting Gala, raccontano la volontà del gruppo Azimut-Benetti di ripartire. E con tanti progetti, innovando nella tradizione. La novità dell’Azimut 64, un motoryacht che si inserisce in una delle fasce più combattute del mercato, molto gradevole nella distribuzione degli spazi, ariosi e luminosi. Poi un aggressivo programma per la costruzione di un nuovo grande cantiere in Brasile a Itajaì, dove produrre in un’area coperta di 200 mila metri (il doppio di Avigliana) cento barche l’anno di sei modelli per aggredire nuovi e vecchi mercati. Come sempre il grande artefice di questi cambiamenti è Paolo Vitelli, che abbiamo incontrato a bordo dei suoi gioielli.

Dopo un periodo di relativo silenzio, di notizie che ci raccontavano che la crisi aveva morso anche il vostro gruppo, siete qui a Cannes, con clienti che arrivano da tutto il mondo. Il pericolo è passato? Non ancora, anche se i segnali che riceviamo da tanti mercati sono positivi. Abbiamo fiducia e soprattutto ci sentiamo solidi e perfino più forti di prima. Con un po’ di cinismo posso dire: la crisi di qualcuno sarà un vantaggio per noi, potrebbe arrivare qualche cliente che non avevamo.

C’è un motivo per questi risultati? Mi lasci dire che succede perché siamo i più bravi. Perché siamo un’azienda privata con una strategia a lungo termine, concentrata su prodotto e cliente e non sulla finanza o sull’arricchimento dell’azionista.

Quali novità per le prossime stagioni? Ci sono delle barche anticrisi? Per un grande cantiere la missione è sempre la stessa: dare di più in termini di barca e di tecnologia agli stessi costi. La crisi ci ha stimolato ancora di più in questa direzione e proprio per questo crediamo di poter proporre al mercato grandi vantaggi rispetto a molti concorrenti. Ci stiamo concentrando su Azimut Grande, ovvero sulla produzione oltre i 100 piedi con marchio Azimut. Scommettiamo ancora sulle dimensioni: il mondo è grande e non si ferma. È un po’ come la situazione della casa: mica si smette di desiderare una casa più grande. Poi prodotti più ecologici ed efficienti.

Come sarà la gamma Grande? Sono barche dai 100 ai 130 piedi, include 100, 105, 116, 120 e 130. Sono tutti flybridge, alcuni sportivi: il 120 SL, per esempio, è molto sportivo.

Non c’è un rischio di sovrapposizione con Benetti? No, il carattere delle due produzioni è molto diverso. Benetti è dislocante, classico. Del resto sentivamo la pressione di cantieri soprattutto inglesi nel settore veloce e abbiamo ritenuto di dover reagire e in un certo senso riempire il buco. Sono, saranno, barche di grande stile, moderne, rapide. E le faremo migliori di quelle dei nostri concorrenti europei. Abbiamo ancora un bel vantaggio in design.

Quali sono le prospettive per Benetti? Il cantiere di Livorno è a pieno regime e abbiamo cinque grandi vari nei prossimi quattro mesi. C’è la nuova linea Sensation: barche di alluminio semiplananti.

Come vanno i mercati stranieri, c’è davvero ripresa? Gli Stati Uniti sono in ripresa, il Messico è in forte ripresa e il Brasile in piena espansione e non a caso abbiamo scelto di produrre direttamente. In Cina, India, Corea e adesso in Malesia, che è molto legata a Singapore, ci sono nuovi ricchi.

Si parla tanto di barche verdi, di ecocompatibilità. Per lei che significato hanno queste parole? Io penso che per essere concreti si debba parlare di efficienza generale delle barche e quindi di riduzione dei consumi. Noi montiamo motori che su strada sarebbero ormai nella categoria Euro 5, i generatori hanno gli scarichi con un sistema che decanta i fumi, gli impianti delle acque nere sono sempre più sofisticati. Poi utilizzo di materiali naturali e rispetto dell’ambiente. Abbiamo cominciato a proporre tessuti naturali e legni poco inquinanti: ci sono trattamenti per questo materiale che in realtà sono una fonte di inquinamento notevole. Vogliamo proporre una rivoluzione usando per i ponti il teak artificiale: così non dobbiamo tirare giù le foreste e abbiamo lo stesso risultato. Poi mi sembra molto importante arrivare a riciclare la vetroresina. Per questo ci vuole tempo, ma ci stiamo lavorando.

Antonio Vettese

Tratto da Yacht Capital n. 8/2010