2009 11 Intervista: Fabio Rosa Roseisland Yacht Capital

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Riportiamo l'articolo di Giacomo Giulietti apparso su Yachtonline tratto da Yacht Capital 2009 11 - Il link http://www.yachtonline.it/people/rose-island non è attivo poichè l'editore ha ritirato o oscurato tutto il materiale pubblicato


Fabio Rosa racconta Rose Island

Per la sua primaria attività di industriale siderurgico Fabio Rosa, fondatore con il fratello Gabrio Rosa di Rose Island, dovrebbe essere abituato a ragionare con le logiche della massiccia produzione seriale, dell’un tanto al chilo. Eppure il presidente e chief engineer del cantiere navale da subito ha applicato un altro approccio alla realizzazione dei suoi Lobster: «In questo lavoro, con i sei oggetti unici che ci prefiggiamo di realizzare ogni anno, non c’è industrializzazione, non c’è da perseguire un risparmio sui materiali, ma sulle metodologie e sui processi produttivi», spiega. «Vale a dire, c’è l’impegno per ridurre lo scialo e l’errore ripetitivo. Ma è un passo indietro rispetto all’industrializzazione: lo facevano già gli artigiani secoli addietro».

Quindi la ROSE ISLAND quando deve decidere come muoversi ha in mano due manette: una da azionare se vanno enfatizzati gli aspetti artigianali di un prodotto, per plasmarlo ai desideri armatoriali; e l’altra da spingere a fondo quando si deve applicare una logica industriale intesa come rispetto dei tempi di consegna e dei costi di preventivo. «A monte del mio approccio al mercato nautico, quando da armatore sono diventato imprenditore navale, c’era l’idea di fare barche: oggetti pensati per navigare bene e in sicurezza. Poi, una volta sicuri di noi stessi tanto da registrare il marchio Lobster, abbiamo cercato di farle dettando uno stile». Siccome, però, il bello è soggettivo, la funzionalità è oggettiva, il miglior modo per riuscire a dare un buon prodotto è pensarlo nel modo più integrato possibile. Quando lo studio di progettazione di Aldo Gatti, coadiuvato in alcune componenti dal giovane Davide Rosa, è chiamato a disegnare le linee d’acqua di un nuovo Lobster sa di dover tenere conto del tipo di interni previsto da Marino Alfani, il quale, a sua volta, sarà positivamente influenzato dal reparto di produzione guidato da Stefano De Franceschi, esperto di materiali e tecniche costruttive. Nessuno di essi, però, può prescindere da quanto indicato da Guglielmo Lazzara, a capo della parte commerciale dell’azienda: la miglior cartina di tornasole del gusto dei clienti. Si instaura così un virtuoso flusso di informazioni. Un controllo continuo e reciproco dei processi di progettazione e di produzione, a garanzia della qualità del prodotto venduto, condizione base per assicurare un efficace servizio post-vendita. Il risultato: uno yacht migliore.

Lo confermano il gradimento del pubblico (quest’anno saranno 40 i Rose Island naviganti) e della critica (il primo Lobster 65 ha vinto il premio assoluto per la migliore imbarcazione allo Split Boat Show 2009). L’estetica, quindi, è l’involucro in cui contenere il lavoro fatto per mantenere nascosta tutta quella parte di barca che si sa che c’è, ma non si vede mai finché non si rompe. È il miglior sistema per fare apprezzare a tutti uno yacht di 20 metri capace di navigare in planata consumando solo 125 litri all’ora. Un modo per rendere facile da accettare una barca a basso impatto ambientale anche a chi non riesce a immaginare l’importanza oggettiva. Ma questo vuol dire aver disegnato un’opera viva efficiente, averla ottimizzata in base ai motori, avere scelto le eliche più adatte a quel tipo di trasmissione, significa avere scelto una disposizione degli arredi interni e degli impianti capace di concentrare i pesi a centro barca per diminuire il rollio e il beccheggio. Con dei piacevoli effetti collaterali: una barca più confortevole, più marina; in una parola, più sicura. La sicurezza è un valore, non è un accessorio. ll rispetto per il cliente passa anche attraverso il rispetto dei suoi ospiti, non per forza avvezzi alla vita di mare. Un Rose Island, quindi, deve essere in grado di tenere lontano dai guai chi si muove sulla sua coperta, farlo andare in acqua solo quando ne ha voglia, farlo restare asciutto anche se naviga con due metri d’onda e riportarlo in porto, sempre. E Fabio Rosa realizza ogni barca con questo scopo: la sua determinazione non può non essere ferrea.

Testo di Giacomo Giulietti - Foto di Alessandro Ottaviani

Tratto da n. 11/2009