2009 09 Articolo: ASKARI 63 un open per MANCINI

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Riproponiamo l'articolo di Giacomo Giulietti tratto da yachtonline.it edito su Yacht Capital del settembre 2009. Di seguito il link che però non è attivo poichè l'editore ha cancellato o oscurato tutto il materiale pubblicato http://www.yachtonline.it/boat-review/askari-63-19-metri



ASKARI 63, un open 19 metri per Mancini

Testo:

Nome del cantiere KIFARU e della prima imbarcazione varata (Askari), armata direttamente da Roberto Mancini, uno dei soci fondatori, sono tutto un programma. In swahili, una delle lingue africane più diffuse, askari deriva dall’espressione «askari wa kifaru» con cui si definisce un piccolo uccello, molto spesso è la bùfaga, che solitamente si può vedere sul dorso di un rinoceronte, il kifaru appunto, il quale in cambio del trasporto viene ricompensato dal volatile con una costante disinfestazione dai parassiti nascosti fra le pieghe e, non di minor importanza, dal monitoraggio di eventuali cacciatori.

Una relazione di aiuto e di sollievo che, tradotta in termini nautici, equivale alla ricerca della libertà e della pace che molti armatori desiderano ottenere grazie a una barca. Ma i significati simbolici di questa nuova realtà nautica italiana non finiscono qui: se in natura il rinoceronte si distingue per la sua grande agilità e velocità, fino a 45 chilometri orari, nonostante la grossa mole, lo yacht Askari unisce grandi proprietà tecniche a prestazioni di assoluto rilievo, con una velocità massima di oltre 40 nodi raggiunta, come spiega il designer Luca Dini, con «motori relativamente piccoli pur vantando una larghezza record per la categoria». La prima barca del rinoceronte bianco è un sorprendente mix di contenuti di alto livello tecnico, materiali di estremo pregio e soluzioni tecnologiche studiate per renderla unica nel suo genere. «Non esistono oggi altre imbarcazioni di alluminio di queste dimensioni, né mai sono state realizzate con la cura e le procedure che di solito si adottano per yacht molto più grandi.

In questo daycruiser si trovano spunti di riflessione anche nel design, con tanti richiami automobilistici: basta osservare il parabrezza, che sembra quello di una cabrio, e l’elemento monolitico dell’hard top, senza i tipici montanti». Non mancano neppure attenzioni all’ecologia, viste le relativamente basse emissioni dei motori e l’impiego di materiali completamente rinnovabili, fortemente voluti dal sodalizio della famiglia Sarti (Faliero e Paolo, gli altri soci del cantiere) con Mancini e Dini, che non hanno voluto tralasciare alcun valore degno di una moderna imbarcazione con aspirazioni di eccellenza.

Il risultato di questi sforzi si nota particolarmente negli interni, che danno subito una sensazione simile a un superyacht: «Basta guardare quanto sono ricercati l’illuminazione, la domotica, i pavimenti in pelle, la rubinetteria, le docce in marmo», continua Luca Dini, «per rendersi conto di essere a bordo di una barca speciale. L’ecologia spicca anche dall’impiego per la prima volta su una barca del green teak, la cui impresa fornitrice garantisce un reimpianto dei preziosi alberi, minimizzando così l’impatto ambientale». In coperta è altrettanto difficile non rimanere piacevolmente sorpresi: la grande abitabilità offerta dall’ampio baglio ripaga gli ospiti, ma è altrettanto bello sapere di non passare inosservati grazie alla colorazione matt, come si usa in rare supercar straniere o, grazie a Lapo Elkann e Horacio Pagani, anche in molte berline e sportive italiane. Un progetto che rompe ogni schema e si annuncia molto attraente sul mercato perché, come spiega il designer: «Questa barca è come lo Stealth: per me è insolitamente piccola, ma il Mancio la voleva con un design “fico” e capace di far sembrare vecchia di dieci anni ogni altra barca».

Giacomo Giulietti